Edible Strange Stories Ep 2

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Strani racconti distorti, scritti sull’onda di note ossessive e surreali. Brevi immagini che fondono cibo, musica e fantasia senza soluzione di continuità.

                                            Sail Away Sweet Sister

Il suo nick in chat era Sail.

Esistenze fredde come una pagina bianca impenetrabili all’ombra di Balzac. Esistono riflessi più cangianti dell’Opera di Parigi che suona all’infinito sopra una chiatta alla deriva. Ma queste immagini, evocative o no, lasciano una scia nell’anima di Sail e lei cercherà di trasferirle in un mondo asettico e vuoto: la chat. Ci sono incontri, opinioni, insulti vigliacchi, c’è la pornografia e la pornografia dei sentimenti. Lei aveva a che fare con zombie, e gli zombie erano affamati. Tornò a casa con il berretto d’alpaca pregno di pioggia e la pizza radicchio, miele e amore. Si tolse le underground dalle calze volutamente bucate. Accese la cam. Il vuoto, rappresentato storicamente dal bianco, era sfregiato da font improbabili e squassato da emoticons, animoticons e puttanate simili. Sail sapeva navigare in quelle acque con leggiadra sapienza, riuscendo a dire tutto e il contrario di tutto mentre sbocconcellava pezzi di pizza. “Fanculo”, “Che fai amò ?”, “asp un attimo ke vado a fumarmi una siga”. Dopo un’ora i periodi si fecero più rapidi ma più corti, con cadute e caratteri saltati a piè pari: “F***u, ;)”. Dopo due ore gli occhi respingevano ogni retroilluminazione artificiale. Più tardi…un violento temporale si prese la luce e con essa chat, faccine e nulla. Blackout. Sail approdò nella sua stanza come fosse un porto sconosciuto. Al buio i sensi si destarono. Non era il risveglio degli zombie ma la luce di un pensiero che si accendeva. A Sail piacque quella sensazione, entrò in cambusa e finì la sua pizza resistita al naufragio, alla tempesta bianca.

Riccardo Pellegrini

                                                     “Dare il fritto”

Ho sempre “dato il fritto”. Questo modo di dire romanesco me l’ha inculcato Gabriele, compagno di disavventure. Se faceva una cazzata non importava, perché quello che contava era “dare il fritto” diceva, cioè impegnarsi al massimo senza farsi troppi pensieri. Capitò che le nostre disavventure si dessero appuntamento in una splendida giornata di sole spazzata dalla tramontana. Eravamo assorti a contemplare arancini e fritturina di paranza quando una ragazza alta poco più di un’alice marinata estrasse un ferro verso il titolare intento a dare il resto ad un’anziana. Il poveretto ebbe un colpo apoplettico e cadde a terra senza più rialzarsi. L’anziana era rimasta impietrita come un varano di Komodo al sole di mezzogiorno. Io tenevo alzate le mani in segno di resa, come appreso dai film. Gabriele, beh Gabriele, si mise davanti alla porta impedendo all’alice di colare fuori. Sembrava fragile, racchiusa in un cappotto troppo lungo, verde ficus benjamin. Gli occhi però erano decisi. Gabriele non si spostò, e anzi prese a mangiare un supplì carne e piselli incurante della canna nera perpendicolare alla sua fronte sfrontata. Nella mente aveva in play un brano dei CCCP il cui loop…”Spara Juri Spara”, pareva un presagio. L’alice chiuse gli occhi e Gabriele li aprì all’unisono sapendo di non poterli richiudere. Io non credevo ai loro occhi. Il mio amico aveva trovato qualcuno come lui, che “dava il fritto” senza badare alle conseguenze. Felicitazioni, felicitazioni.

Riccardo Pellegrini

I WANT YOU: Ora tocca a voi scrivere dei brevi racconti surreali che abbiano come tema o sfondo il cibo e la musica. Scriveteci il messaggio con il testo sulla nostra pagina facebook. I migliori verranno pubblicati a fine Settembre.