Di fries, chips & crisps… ovvero, le patatine fritte

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Non molto tempo fa ci siamo occupati di uno degli street food per eccellenza: le patatine fritte. Adesso vi proponiamo curiosità, ricette o storie interessanti…

I nostri più fedeli followers si ricorderanno di una delle nostre recenti recensioni che, abbastanza in dissonanza con le solite pizze & co., raccontava di uno street food ben conosciuto come accompagnamento eppure, in forma a sé stante, appena arrivato fresco fresco in Italia: la patatina fritta. Non c’era da stupirsi che, prima o poi, approdasse anche su suolo italiano la consuetudine di aprire catene e franchising ispirati al più tipico contorno nordico. La patata fritta è economica, sazia, è sfiziosa tagliata a bastoncino e comoda da pizzicare con due dita, si accompagna perfettamente alle salse per variare con facilità e, sopratutto, (ma che lo diciamo a fare?) è assolutamente buonissima.

Ma perché, dove e come è nata questa “furbata” che ha preso piede così facilmente in tutto il mondo? A sentire gli americani, che chiamano le patatine “french fries”, l’origine è francese. Una tesi avvalorata oltreoceano da una frase annotata dal presidente Thomas Jefferson in uno dei suoi manoscritti, durante il suo soggiorno francese, in cui scrive di suo pugno una probabile ricetta del suo cuoco: “patate fritte a crudo, in piccoli tranci”. E comunque, forse non tutti sanno che è grazie al nutrizionista francese Antoine Parmentier che in Europa si è cominciato a consumare con assiduità la patata, prima riservata al nutrimento degli animali.

I belgi, invece, rivendicano la paternità del piatto, lamentando che in America la patata è stata definita “francese” per aver erroneamente assimilato il Belgio alla Francia per vicinanza culturale, linguistica e geografica. E forniscono quindi un’origine interessante: nella città di Namur in Vallonia, i contadini usavano friggere i piccoli pesci pescati nella Mosa. Quando poi il fiume si gelava, al loro posto friggevano patate, tagliate in modo che li ricordassero vagamente nella forma. Purtroppo la storia, per quanto curiosa, è inverosimile: sembra improbabile che dei poveri contadini avessero a disposizione tanto grasso per cuocere…

Sia quel che sia, i belgi e i loro vicini, gli olandesi, sono dei veri appassionati della patatina fritta e non è raro vederli fare la fila a uno dei loro tanti chioschi per farsene un cartoccio. A Bruges esiste persino un museo ad essa dedicato!

Ma la patatina ha fan sparsi in tutto il mondo, e in alcuni paesi costituisce un elemento imprescindibile di alcuni piatti tipici. In Belgio, ad esempio, le moules frites sono cozze stufate con contorno di patate fritte, mentre in UK e Irlanda queste accompagnano il pesce nel celebre fish&chips. In Quebec è assai diffusa la poutine, un piatto di patate fritte sormontate da formaggio e salsa, mentre in Perù, che in fondo è la “patria” della patata, accompagnano la salsiccia fritta nel tipico fast-food locale salchipapas.

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Naturalmente, la patatina si presta a essere un contorno che fa felici tutti i commensali e per questo viene preparata spesso e volentieri anche a casa. Sapete come preparare le patatine fritte perfette? Prima di tutto, è importante saperle scegliere: nel dubbio prediligete quelle a pasta gialla, che sono più versatili delle altre. Poi, tagliarle: cercate di tagliarle a fette, e poi a bastoncini, piuttosto regolari, di circa 8mm di spessore. C’è chi consiglia di lavarle per eliminare l’amido, per renderle più croccanti in cottura. Se lo fate, accertatevi comunque di asciugarle perfettamente con un panno pulito, onde evitare di schizzarvi con l’olio bollente! E infine, veniamo alla cottura. I belgi ci insegnano che il vero segreto sta nella doppia cottura, la prima a temperatura più bassa (circa 150°) e, dopo qualche minuto di riposo, una veloce ripassata di pochi minuti in olio più caldo.

Se poi volete davvero stupire i vostri ospiti, sappiate che il cuoco inglese Blumenthal, premiato con diverse stelle Michelin, ha inventato la triple-cooked chip, una patatina cotta ben tre volte che diventa perfettamente morbida all’interno e “croccante come vetro” all’esterno. Ora sdoganata in vari pub e ristoranti in terra anglosassone, la patatina cotta tre volte sembra un piatto semplice e basic che nasconde invece un modus operandi elaborato, nobilitando al massimo l’umile tubero.

Un ultimo consiglio? Se siete di quelli che odiano gli sprechi, sarete contenti di sapere che anche le bucce di patata possono essere fritte, per creare un piacevole e veloce antipasto croccante da servire con il vostro drink preferito. Un ottimo modo per riciclare ciò che normalmente buttiamo, in pieno spirito ecologico-naturista. Buon appetito!