Maledetti Street Food Festival

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All’ennesimo titolo “Street Food Festival”, non capiamo più come distinguere la qualità dall’inflazione.

Come saprete o avrete intuito, noi di Food2Go recensiamo solo il buono: almeno quello che noi consideriamo tale, senza arrogarci particolari velleità tecniche. Ma stavolta, all’ennesimo evento street food di bassa qualità proposto dalla Capitale, ci è sembrato opportuno fermarci un attimo a riflettere su cosa sta accadendo attorno a questo ormai abusatissimo termine.

Ragionamento di base: l’inflazione determina sempre la nascita di un cliché che, per definizione, livella la qualità fino a farla diminuire progressivamente. Ma non è questa la differenza tra “tendenza” e “successo”? Purtroppo è quello che sta accadendo nel variegato mondo dello street food.

Il nostro percorso sul web ebbe inizio per valorizzare e in qualche modo premiare gli artigiani che, pur non gestendo bistrot o sale cucina alla Masterchef, puntavano sulla loro formazione, creatività e scelta delle materie prime. Per un prodotto che, al di là di ogni vezzo linguistico, si chiama cibo da strada: quindi è facile, veloce, immediatamente gustoso.
Dare per scontato tale processo virtuoso in tempo di crisi sarebbe stato delittuoso; da qui decidemmo di metterci la nostra passione, la stessa che muoveva con coraggio queste persone nel proseguire la loro ricerca gastronomica. Volevamo promuovere il loro lavoro dal punto di vista “dell’ uomo della strada” e non da critici o esperti, quali non ci riteniamo.

Non crediamo al concetto di “mercato saturo”, ma è evidente che esso influenzi la percezione delle persone (compresa la nostra). Secondo noi la creatività e la professionalità possono sconfiggere qualsiasi tipo di saturazione. Se avviene il contrario, allora vuol dire che ci si è impigriti, che nel circuito virtuoso è finita gente che pensava di sfruttare la “moda” e fare soldi facili.

Non c’è bisogno di fare nomi, basta riferirci a tutti gli eventi in cui siete (siamo) stati abbagliati da nomi tematici accattivanti, per poi trovarci di fronte all’ennesimo festival con sempre le stesse proposte. Un raggruppamento di esercenti che ormai conosciamo a memoria, con prezzi inauditi per porzioni di cibo lillipuziane, senza leitmotiv che mantengano la promessa del tema annunciato. Creare queste situazioni vuol dire chiudere dietro ad una spessa tenda impolverata il lavoro certosino e quotidiano dei veri artigiani da strada, che lavorano ogni giorno lontano dalle luci della ribalta.

Il nostro augurio è che il mercato sia dunque “saturo”, ma per tutte queste schifezze. Non basta il camioncino, l’apetta, il packaging a rendere il prodotto valido ed originale. Semmai si è assistito all’uso di questi elementi per mascherare le lacune. Il vero cibo di strada nasce genuino, spontaneo e ruspante. Tutto questo make-up, quando non supportato da un senso, sta diventando insopportabile.

Ridateci lo spirito e le fragranze oneste del mangiare in strada.

After years of tasting food and street food, today the team of Food2go decided to write an article that will amaze you for how different it is from what you are used to read on this page. Today it’s the day we made up our mind and stopped for a while to reconsider what it is happening and what the perspectives are in the street food world.

It is the day after we joined once again a street food festival only to get extremely disappointed: again, the same food stands; again, the same little portions; again, the same PRICEY little portions. It’s occurring rather often lately, and we feel the need to put a distance from what the street food is becoming.

Food2go was born with the idea of sharing with people our finds in terms of quality and passion in crafting tasty food. We value the concept of “hand made” and we recognise the effort of using fresh ingredients. We appreciate those honest entrepeneurs that will charge you fairly and will not use the label “street food” just as an easy marketing way out to sell you more, at unreasonable prices. Unfortunately, this is what we see more and more often around us.

What we hope is that one day the fake street food label will saturate the market so much that there’ll be not a tiny little space to fit a bad food stand more, and as a natural reaction the old spirit will revive stronger than ever.