Ristorazione e Covid-19

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La pandemia globale è un evento che resterà nei secoli come fu la peste (1346) o l’influenza spagnola e qualsivoglia accadimento storico che coinvolga l’umanità. Per la prima volta, assistiamo ad una narrazione della crisi che è un’altra cosa ancora dalla pandemia in sé per sé. Il primo tragico avvenimento di una rilevanza mondiale ad essere stato oggetto di narrazione mediatica (non solo di informazione) in epoca moderna, fu il conflitto del Vietnam. Allora si assisteva però, ad una guerra fredda che coinvolgeva anche i mass media; propaganda malcelata abbastanza bipartisan. Ad oggi invece, l’impressione è che, lungi dall’ever superato le faziosità, si assista ad una galassia impazzita di “fake news“; arcipelaghi di verità o di racconti o di porzioni di realtà che sfruttando gli algoritmi dei motori di ricerca si insinuano nelle nostre credenze ampliflicandole (“The Social Dilemma” docet).

Questa premessa ci pare fondamentale per comprendere come il mondo della ristorazione in senso più lato possibile, si trovi anch’esso immerso in tale caotico crogiuolo di dati ai quali affidare, sia la possibile pianificazione di un’uscita dalla crisi, sia la percezione che il cliente o l’appassionato “foodie” ha del settore irrimediabilmente in crisi. Quando la storia o se volete la cronaca, non è saldamente ancorata a dati di realtà tangibili e condivisi dalla maggior parte delle persone allora, si dice a Roma: “E’ tutto bono”. Nulla ha più significato perché tutto potrebbe averne. I danni di un modello del genere non sono quantificabili ma, a mio modo di vedere, sono enormi. Accusati di essere untori del coronavirus, eroi della resilienza, creativi ed intrapredenti; i ristoratori vengono descritti come il diavolo e l’acquasanta a seconda della convenienza e del trend. Il settore stesso è etichettato come favorito dai provvedimenti pubblici o ambiente di atavici evasori. L’unica salvezza per non essere clienti incosapevoli di questi click al kilo, nell’era dell’etica del click, all’epoca del fabbisogno del click; è clikkare su di una ricerca approfondita di ciò che non ci piace. il ristoratore che abbiamo sempre reputato furbetto, il sommelier antipatico, la rivista di settore nauseante. Cerchiamoli, leggiamoli, informiamoci su di essi altrimenti i nostri sensi, intorpiditi dalla piaggeria interessata dei produttori di clikk ci segnerà per sempre. L’antico modello contadino in pratica, la rotazione delle colture (nella fattispecie delle culture) potrebbe salvarci da prospettive preconfezionate. Apprezzeremo molto di più i nostri piatti preferiti assaggiando di tanto in tanto quelli sgraditi. Regaliamoci la chance di un visione più chiara e meno caotica, tentando di essere uffici stampa di noi stessi, così aiuteremo quei comparti tanto amati ed in difficoltà come la ristorazione.